I LAVORATORI EBAV

Indagine sulle lavoratrici e lavoratori aderenti all'EBAV nel periodo 2011-2016

Cresce l’occupazione nell’artigianato Veneto che torna ai livelli del 2012. Non ancora colmato il gap dovuto alla crisi

Quasi 5 mila posti di lavoro creati in un solo anno, +3%

 

Comunicato Stampa

Venezia 9 giugno 2017 – Grazie anche a un contesto economico favorevole che si prolunga dall’inizio dello scorso anno -nel 2016, il Pil regionale è cresciuto dell'1,2% a fronte del +1% fatto registrare dal prodotto interno lordo nazionale-, l’artigianato Veneto (esclusa l’edilizia) consolida le posizioni acquisite e inizia ad assumere di nuovo. Crescono infatti i posti di lavoro dipendente ed in un solo anno, il 2016, passano da 161.730 a 166.489. Un saldo positivo di ben 4.759 posizioni nuove che segnano una crescita complessiva del +2,94%.

Il dato emerge con forza dall’Osservatorio EBAV sulle lavoratrici e lavoratori delle imprese artigiane aderenti all’ente nel periodo 2011 – 2016 e contenuto nel Quaderni Q1/2017. Un monitoraggio che, grazie alla riforma del sistema di versamento a EBAV con l’introduzione del pagamento tramite F24 e l’obbligo della denuncia mensile B01 nel solo formato elettronico avvenuta nel 2011, mette a disposizione dati più certi e stabili sugli aderenti.

“L’occupazione dipendente -commentano da EBAV- torna ai livelli del 2012, ed è un buon risultato. E’ ancora lunga la strada da percorrere per recuperare il gap venutosi a creare in questi 8 anni di crisi ma, se le condizioni macroeconomiche si consolideranno, l’artigianato saprà fare la sua parte. Dal 2011 infatti, il saldo delle posizioni lavorative è ancora negativo, -4.430 o posti di lavoro in meno che, in valore percentuale significano -2,59%. Aspetto positivo -prosegue la nota- la crescita occupazionale dell’ultimo anno riguarda tutte le province del Veneto mentre se si guarda al saldo negli ultimi 6 anni, solo la provincia di Treviso ha recuperato quanto aveva perduto in termini di occupazione e si ritrova con un saldo positivo del +0,2%. Bene anche Vicenza che riduce a -1,63% il calo occupazionale seguita da Verona -2,05% e Venezia -3,34%. Molto resta da fare in provincia di Belluno dove il calo occupazionale è ancora elevato rispetto al 2011. Siamo ancora ad un -6,25%, un po’ meglio ha fatto l’artigianato di Padova -5,03% e Rovigo -4,48%”.   

La complessità dei dati raccolti da EBAV permette di fare delle analisi sia per settore di appartenenza dei lavoratori, che per loro età, genere, nazionalità, per rapporto di lavoro e qualifica professionale. La varietà delle situazioni merita approfondimenti mirati ma è comunque possibile analizzare una panoramica delle informazioni. Nel quinquennio preso in esame (ad eccezione del trasporto persone) ad esempio, emerge che ci sono ben sei settori che hanno recuperato tutto il gap e riportano un saldo positivo. Meglio di tutti hanno fatto gli alimentaristi con +935 lavoratori e +8,15%, seguiti dalle imprese di pulizia (792 per un + 15,8%), la concia (315 e +18,6%), l’acconciatore ed estetista (297 e +2,8%) ed il vetro (261 e +24,6%). L’occhialeria ed ottica infine hanno fatto registrare negli ultimi tre anni un ritorno del lavoro che aveva raggiunto in suo minimo nel 2013 per poi risalire sino a superare di 37 lavoratori in dato del 2011 +3%. Altri stanno consolidando la presenza (trasporto persone) e ci sono infine settori che continuano il calo delle lavoratrici e lavoratori durante tutti i sei anni dell’esame (tessile abbigliamento calzature, panificatori, pulitintolavanderie, ceramica).

Nelle analisi di genere invece da sottolineare che -a causa principalmente per il calo dell’occupazione nelle imprese della Moda- le donne si sono ridotte più del doppio degli uomini -4,55% rispetto al – 1,29%. In particolare sono calate le donne straniere – 11,39% e nel complesso i non italiani sono calati molto di più dei connazionali -6,05%.

Dato preoccupante emerge dalla analisi per classi di età dove i giovani risultano maggiormente penalizzati nel quinquennio – 18,8% per gli under 34. Crescono invece i lavorato più anziani con una punta del +55% per gli over 63.

I rapporti di lavoro emergenti risultano essere il lavoro a domicilio (+95,32%) e il tempo indeterminato che cala solo del – 1,15%. Male i contratti che riguardano i giovani come l’inserimento e la formazione lavoro. E anche nelle qualifiche emerge la penalizzazione delle classi più giovani con il calo degli apprendisti -15,63% mentre crescono impiegati e quadri a riprova di una crescita anche strutturale dell’artigianato regionale.

“Abbiamo voluto aggiornare i dati disponibili sui lavoratori versanti EBAV -conclude la nota EBAV- consci del valore più amministrativo che statistico della nostra banca dati. Ma i numeri e l’affidabilità ci confortano sulla attendibilità delle informazioni che si possono trarre. Proseguiremo a dare aggiornamenti sui lavoratori EBAV e nel frattempo iniziamo entro l’anno il lavoro parallelo sulle prestazioni. Vogliamo fornire da un lato dati con regolarità temporale prefissata e dall’altro provare a migliorare qualità e quantità degli indicatori. Monitorare questi sei anni (2011 – 2016) ci consente di fornire una possibile lettura e variazione di indicatori dentro la crisi nella fase della stagnazione che ha colpito l’economia globale e veneta”.